Però non vorrei che i cacciatori fossero tratti in inganno dal titolo, e pensassero che qui si discute se le passere siano migliori delle allodole o dei tordi.
A parte il fatto, ed è risaputo, che per lo spiedino le migliori sono le allodole, mentre i tordi sono più buoni in umido con le olive, quando parlo di passera intendo la passera.
O, come dite voi, la topa, la nicchia, la mona, la gnocca, la baffina, ecc.* Tutti nomi molto suggestivi e sicuramente appropriati, ma circoscritti a certe zone geografiche e usi dialettali, e di conseguenza non comprensibili a tutti.
Il nome passera, invece, è riconosciuto dalla comunità scientifica oltre che dalle alte cariche politiche e intellettuali.
Voglio chiarire quindi che la passera di cui intendo parlare è quella cosina lì col pelo intorno.
Su questo non vorrei che ci fossero malintesi, perché i malintesi poi, si sa, guastano le amicizie.
Parlare della passera è facile, non è mica come il congiuntivo.
La passera appassiona.
Chiunque, quando sente parlare di passera, si ferma ed entra nel discorso: hanno tutti qualcosa da dire o da aggiungere.
Certo, qualcuno potrà obiettare: “Ma che c’avrà mai la passera di tanto importante?” Ma come che cià?! Ma ce l’avete presente? La passera è il massimo! Questo fiore meraviglioso dai petali carnosi ci riempie di baldanza più di un mattino di primavera! Come una sinfonia dolcissima ci cattura i sensi, più languida di un notturno di Chopin! Balocco peloso per trastulli infiniti, ci travolge e ci esalta in un coinvolgimento pieno, esteriore e interiore, che nessun’altra cosa mai ci saprà donare.
Neanche le acciughe marinate.
E poi, va detto, la passera fa bene.
Fin dalla più antica antichità essa fu apprezzata, oltre che per le sue doti prettamente goderecce, anche per le sue qualità terapeutiche.
Fu usata a tali scopi dai Babilonesi e dagli Egizi, dai Greci e dai Persiani, dagli Etruschi e dai Romani.
Dai Galli un po’ meno, ma si sa, erano barbari.
Attorno all’anno Mille la Scuola Medica Salernitana, la prima al mondo ad aver curato la stanchezza col pisolino, fece della passera il miglior rimedio contro tutti i mali, eccetto la colite.
Giariofonto (1040 ca.), uno dei più famosi dottori dell’Arte Medica greco-romano-araba dell’epoca, scriveva nel suo celeberrimo libro in cartapecora De Passera Humoribus: … est cosa bona et raccomandevole fare hinalationis in casi sinusiti, riniti et febbrae fienorum. Liccata mirabilis est per tossi, trachei-tis et mali golae. Per impaccum curat stortae, doloris collibus et artritibus. Ditus intintus laniscet piagae, scorticaturae et foruncoli.
Tutte cure dall’efficacia comprovata, la cui applicazione genera oltretutto un gran piacere.
Oggi, purtroppo, tutti questi medicamenti sono stati sostituiti dalle supposte.
Non bisogna dimenticare poi che la passera riveste anche un alto valore sociale: rilassa i muscoli, distende i nervi, calma gli arrabbiati, fa diventare più buoni i cattivi.
La storia è piena di esempi in proposito.
Ogniqualvolta infatti l’interesse per la passera è diminuito, puntualmente sono scoppiate le guerre.
E dopo sono seguite carestie, pesti, zanzare, tafani e pitignoni.
Ma queste esperienze sembra che non siano servite.
Immancabilmente ci siamo ricascati.
Anche oggigiorno, coi ritmi imposti dalla tecnologia e dal consumismo, molti si affannano, a scapito della passera, alla rincorsa dell’inutile e del superfluo.
Ci sono purtroppo tanti giovani che cercano strane sensazioni con pasticche, siringhe o altro.
Tutto tempo perso.
Niente sarà mai più esaltante della passera.
