Il giorno dopo

Non posso dire che non mi abbia fatto male.
È vero che mi hanno fatto l’anestesia locale, ma ho comunque sentito un certo fastidio.
Non è piacevole per me farmi infilare qualcosa nell’analogo… (termine che solo i cinefili, e non i cinofili, possono comprendere).
Non sono frocio.
Sono abituato a essere colui che infila, non colui a cui viene infilato qualcosa.
Per fortuna non ci sono state conseguenze e dopo circa tre ore sono riuscito a tornare a casa.
Le infermiere mi hanno ripetuto che non avrei potuto guidare, ma come avrei potuto fare?
Chi mi accompagnava non ha la patente, quindi toccava a me.
Certo, se avessi avuto dei figli, come gli altri compagni di stanza, avrei potuto farmi aiutare da loro, ma non sono stato così fortunato.
Sono padre senza avere figli.
Lo so, è un concetto difficile da capire per voi, ma questa è la realtà, non il mondo di fantasia in cui vivete.
Vi racconto il mondo reale.
Volevo dei discendenti, perciò ho deciso che dovevate nascere.
È stata una mia decisione, le vostre madri si sono semplicemente adeguate.
Non è un 50/50: se siete vivi è perché io l’ho deciso.
Parlando del mondo reale, sono padre di due persone che però non sono mie figli.
Come è possibile?
È semplice: sono padre perché ho ingravidato le vostre madri, ma al contempo non siete mie figli perché mi è stato negato il ruolo di educatore dei figli che mi sarebbe spettato di diritto.
Ma non è finita qui.
Forse esiste un terzo fratello o sorella.
Una cubana dice di essere rimasta incinta, ma non so se è vero.
Anzi, dubito parecchio: i cubani tendono a mentire per interesse.
Però, se fosse vero, ne sarei felice.
Con lei ho fatto la più bella scopata della mia vita.
Il mio dovere l’ho fatto, se avesse prodotto frutti, sarebbe bello.
Ho appena fatto i conti e ho scoperto che ora ha 41 anni, la stessa età di Flory, mia moglie.
Se ci fosse stato un altro figlio, ora avrebbe 21 anni.

Poi c’è un “quarto fratello”.
Lui non è veramente mio figlio, ma è l’unico che considero tale, perché è l’unico che mi chiama papà.
Ora ha 20 anni, vive a casa mia nelle Filippine e vuole studiare informatica.
Ovviamente, lo appoggerò finché posso in ogni sua scelta.
Ci sono anche un paio di aborti nel curriculum, almeno sono quelli che mi hanno confessato, non ho idea se ce ne sono stati altri.
Trovate strano tutto ciò?
Non dovreste. Il mio pensiero è sempre stato: mai più di un figlio, reale, immaginario o adottato che sia, con la stessa donna.
Sono semplicemente rimasto coerente con me stesso.

È vero che dalle finestre
non riusciamo a vedere la luce
perché la notte vince sempre sul giorno
e la notte sangue non ne produce,
è vero che la nostra aria
diventa sempre più ragazzina
e si fa correre dietro
lungo le strade senza uscita,
è vero che non riusciamo a parlare
e che parliamo sempre troppo.

È vero che sputiamo per terra
quando vediamo passare un gobbo,
un tredici o un ubriaco
o quando non vogliamo incrinare
il meraviglioso equilibrio
di un’obesità senza fine,
di una felicità senza peso.
È vero che non vogliamo pagare
la colpa di non avere colpe
e che preferiamo morire
piuttosto che abbassare la faccia, è vero
cerchiamo l’amore sempre
nelle braccia sbagliate.

È vero che non vogliamo cambiare
il nostro inverno in estate,
è vero che i poeti ci fanno paura
perché i poeti accarezzano troppo le gobbe,
amano l’odore delle armi
e odiano la fine della giornata.
Perché i poeti aprono sempre la loro finestra
anche se noi diciamo che è
una finestra sbagliata.

Siamo noi a far ricca la terra
noi che sopportiamo
la malattia del sonno e la malaria
noi mandiamo al raccolto cotone, riso e grano,
noi piantiamo il mais
su tutto l’altopiano.
Noi penetriamo foreste, coltiviamo savane,
le nostre braccia arrivano
ogni giorno più lontane.
Da noi vengono i tesori alla terra carpiti,
con che poi tutti gli altri
restano favoriti.

E siamo noi a far bella la luna
con la nostra vita
coperta di stracci e di sassi di vetro.
Quella vita che gli altri ci respingono indietro
come un insulto,
come un ragno nella stanza.
Ma riprendiamola in mano, riprendiamola intera,
riprendiamoci la vita,
la terra, la luna e l’abbondanza.

È vero che non ci capiamo
che non parliamo mai
in due la stessa lingua,
e abbiamo paura del buio e anche della luce, è vero
che abbiamo tanto da fare
e che non facciamo mai niente.
È vero che spesso la strada ci sembra un inferno
o una voce in cui non riusciamo a stare insieme,
dove non riconosciamo mai i nostri fratelli.
È vero che beviamo il sangue dei nostri padri,
che odiamo tutte le nostre donne
e tutti i nostri amici.

Ma ho visto anche degli zingari felici
corrersi dietro, far l’amore
e rotolarsi per terra.
Ho visto anche degli zingari felici
in Piazza Maggiore
ubriacarsi di luna, di vendetta e di guerra.

Ma ho visto anche degli zingari felici
corrersi dietro, far l’amore
e rotolarsi per terra.
Ho visto anche degli zingari felici
in Piazza Maggiore
ubriacarsi di luna, di vendetta e di guerra.


Quale sarà l’esito?
Non lo so.
Tra qualche giorno mi diranno se mi verrà concesso un altro giro di giostra, oppure no.


Attesa biopsiaEmpatia

Autore

kumpasimpa@gmail.com