Non Nominare Invano

Non nominare invano

ossia manipolare senza parlare.
Un novizio chiese al priore: «Padre, posso fumare mentre prego?» e fu severamente redarguito.
Un secondo novizio chiese allo stesso priore: «Padre, posso pregare mentre fumo?» e fu lodato per la sua devozione.

Gli artisti dell’inganno sanno che la forma vale più del contenuto

Questo principio vale anche L’arma invisibile L’arma principale dell’attacco linguistico alla mente non è il contenuto, ma la forma: in primo luogo, la posizione delle parole. Se volete inculcare un’idea, un pensiero o un concetto nella mente degli altri, ricordate: le parole in se stesse contano meno della posizione che occupano.
Prendete due frasi, mettetele semplicemente una accanto all’altra senza aggiungere altro: noi lasciate che la mente della vostra vittima faccia il resto: irresistibilmente un nesso invisibile ma potente sorgerà dal nulla e unirà le due frasi. rendendole un tutt’uno. Ad esempio Leggi La Nostra Gazzetta. Scopri la verità.
Anche se non vi è alcun nesso logico esplicito tra queste due frasi, la mente di chi le legge si incaricherà di connetterle, con questo risultato psicologico: Leggi La Nostra Gazzetta e scoprirai la verità.
Il meccanismo scatta sempre: la nostra mente crea connessioni che, in realtà, non sono esplicitate nella comunicazione.
Questo è il primo esempio di un principio generale: spesso ciò che ci persuade è invisibile; anzi, più è invisibile, maggiore è il suo potere di persuasione.

Gli ordini non si discutono

Per utilizzare persuasivamente la forma del discorso si possono collocare le parole o le frasi in particolari sequenze. La diversa disposizione, infatti, dà luogo a effetti differenti.
Belinda è una ragazza bruttina ma ricchissima è molto diversa da Belinda è una ragazza ricchissima ma bruttina.
(Anche l’ordine con cui sono state collocate le due versioni di questa frase ha un effetto particolare: se le avessimo invertite, l’effetto sarebbe stato differente.) Queste sfumature, apparentemente innocue, possono avere effetti inquietanti. Dire Sono diventato ricco. Ho stipulato un’assicurazione. Mi hanno derubato è ben diverso dal dire Ho stipulato un’assicurazione. Mi hanno derubato. Sono diventato ricco.
Ricorrendo a questo espediente, un avvocato scaltro potrà orientare invisibilmente le decisioni dei giurati, semplicemente scegliendo l’opportuna collocazione delle frasi. In un processo per violenza sessuale, ricostruire la vicenda così Lui ballò con lei piuttosto che così Lei ballò con lui o usare la frase lui uscì con lei dal locale piuttosto che lei uscì con lui dal locale produce effetti molto diversi. Si sta dicendo la stessa cosa: ma basta spostare di pochissimo la collocazione di chi compie un atto e di chi lo subisce, per ottenere significati completamente differenti. Purtroppo anche i giudici e i giurati, in quanto esseri umani, sono propensi a lasciarsi trarre in inganno da questi giochi di prestigio verbali.
Gli usi di quest’arma sono infiniti. Grazie a essa, giornalisti e uomini politici possono influenzare la mente di milioni di persone semplicemente collocando ciò che dicono in un modo piuttosto che in un altro.
L’ordine delle parole ordina il pensiero e dà ordini al pensiero.

Il buon giorno si vede dal mattino

A volte l’efficacia della persuasione si cela all’inizio della frase: ciò che viene detto per primo, infatti, influenza la percezione di ciò che segue.
Questo fenomeno si verifica anche quando vediamo per la prima volta una persona e subito ci facciamo un’idea di «che tipo» sia: se i fatti confermano l’intuizione non è perché noi siamo raffinati psicologi, ma perché, dopo esserci fatti una certa idea della persona che ci sta di fronte, cerchiamo inconsciamente tutti gli indizi che confermino tale impressione iniziale e scartiamo tutti quelli che la contraddicono.
Tornando al linguaggio parlato L’imputato è aggressivo, intelligente, determinato è una descrizione che ci spinge a ritenerlo anche pericoloso. Ma l’imputato è volitivo, intelligente, determinato ci induce a ritenerlo una persona capace di autocontrollo. La percezione degli aggettivi « intelligente e determinato » nelle due frasi è molto differente, e ciò è dovuto all’effetto di incanalamento creato dall’ aggettivo presentato per primo.
Oltre che nei tribunali, queste illusioni percettive vengono utilizzate anche altrove: L’automobile Speedcar è veloce e ha una carrozzeria leggera può dare l’idea che la vettura sia anche difficile da controllare. Molto meglio questa frase: l’automobile Speedcar consuma poco e ha una carrozzeria leggera.
Un collegamento certamente più efficace.

L’ultima parola

I mezzi di comunicazione di massa possono far pendere la bilancia a favore di uno di due contendenti senza dare l’impressione di farlo ma, anzi, sbandierando la propria oggettività.
Se è vero che per legge l’opposizione deve avere la stessa copertura mediatica della maggioranza, è vero anche che ciò non basta a garantire l’equilibrio tra le parti: pur attenendosi strettamente alla legge, si possono influenzare subdolamente le masse con il semplicissimo accorgimento di far parlare per prima la parte politica che si vuole danneggiare, e di mandare in onda subito dopo la risposta della parte politica di cui si tutelano gli interessi. La mente umana, infatti, registra entrambi i messaggi, ma l’ultimo rimane più impresso; e siccome esso contiene argomentazioni contrarie al primo (che inoltre non verranno più smentite), il gioco è fatto.
Ascoltando la radio o guardando la televisione sarà quindi utile considerare anche l’ordine con cui le opposte idee vengono presentate.

Uova e galline

Una mamma alle prime armi diceva: Sto vicino al lettino del bambino fino a che si addormenta, perché ha paura di stare da solo.
Un uomo si lamentava così: Chiedo sempre aiuto perché non sono mai sicuro di me stesso.
Sono due esempi di un affascinante procedimento che può essere messo in atto dagli altri (a nostro danno) oppure, come in questi casi, da noi stessi (se vogliamo procurarci del male da soli). Se ribaltiamo ciascuna di queste descrizioni di eventi, la prima diventa: Il bambino ha paura di stare da solo perché sto vicino al lettino fino a che si addormenta, e la seconda diventa: Non sono mai sicuro di me stesso perché chiedo sempre aiuto.
Nessuna delle versioni alternative è quella «vera» (proprio come non è nato l’uovo prima della gallina, né viceversa): esistono fatti separati (‘il bambino non si addormenta da solo’ e ìl bambino ha paura’; oppurèl’uomo è insicuro’ èl’uomo chiede sempre aiuto’), ma noi mettiamo l’accento su uno dei due elementi della coppia, connettendoli, poi, con un nesso di causa. Privilegiando uno dei due aspetti otterremo una versione fosca e sgradevole, privilegiando l’altro una versione luminosa e piena di speranza.

Sfumature

Per screditare qualcuno non serve darsi troppa pena: è sufficiente mettere le sue parole tra una coppia di allusive virgolette.
Magicamente, le virgolette trasformano parole e frasi serie e ponderate in espressioni ridicole.
Ecco come:
Il capo del governo del «libero» stato di Bananas ecc.
Così, con tocchi minimi, scegliendo dove piazzare queste armi insidiose, si modifica a piacere la sostanza dell’informazione:
Il «capo del governo » del libero stato di Bananas ecc.
Il «capo» del governo del libero stato di Bananas ecc.
Il capo del «governo» del libero stato di Bananas ecc.
Il capo del governo del libero «stato» di Bananas ecc.
Il capo del governo del libero «stato di Bananas» ecc.
«Il capo del governo del libero stato di Bananas ecc. »
Con questa facilissima mossa, la realtà di cui stiamo parlando viene inquadrata all’ interno di una cornice di biasimo, ironia, sarcasmo o di dubbio, e senza che si sia detto né fatto nulla (almeno in apparenza) per ottenere questo effetto. Un simpatico espediente come questo può essere usato anche nel linguaggio parlato, se si riesce a dare alla parola un’intonazione virgolettata.

Ambiguità

Qualsiasi, evento o argomentazione può essere interpretato in almeno. due modi diversi (persino opposti). Data un’affermazione, è sempre possibile rivolgerla contro se stessa dimostrando il contrario.
Prendiamo l’affermazione appena enunciata: Data un’affermazione è sempre possibile dimostrare il suo contrario.
Se così fosse, sarebbe possibile dimostrare che non sempre è possibile dimostrare il contrario di essa: quindi l’affermazione non è vera, e con ciò è dimostrata la sua verità. Stiamo, qui, scivolando nel territorio insidioso e affascinante dei paradossi, dove molti geni di tutti i tempi si sono arrovellati cercando di risolvere questioni complesse e apparentemente senza soluzione. Anche senza entrare in questo territorio, comunque, si può intuire la facilità con cui la nostra mente rivolta le frittate.
Quando qualcuno ci vuole persuadere di qualcosa, è conveniente ricordarci questo «dogma» dello scetticismo: per nessuna argomentazione verbale è facile dimostrare che sia completamente vera; qualche elemento di ambiguità si annida in ogni costruzione della nostra mente e fa sì che si possa sempre sostenere l’opposto di qualunque cosa, semplicemente utilizzando ciò che ci viene detto. In poche parole, la verità assoluta è al di là delle nostre possibilità.
Il Jujitsu e l’arte di rivoltare le frittate Approfittando dell’ambiguità del linguaggio umano, possiamo volgere ogni significato nel suo opposto, utilizzando il contenuto stesso della frase, così come nell’arte marziale del Jujitsu si sfrutta la forza dell’avversario ritorcendogliela contro.
Un celebre esempio di questa possibilità di rivoltare la frittata è il seguente L’imputato di un crimine, messo all’angolo da una serie di prove schiaccianti che lo indicano come il colpevole, si difende sostenendo che proprio la somma di prove a suo sfavore dimostra la sua innocenza: se veramente avesse voluto ammazzare il pappagallo del vicino, davvero avrebbe lasciato tutte quelle tracce, avrebbe omesso di crearsi un alibi, avrebbe vociato per mesi contro il volatile facendosi sentire da tutto il vicinato? Ovviamente, poiché ogni argomento può essere capovolto contro se stesso, deve esistere anche una contromossa a questo espediente. Eccola: l’assenza di qualsiasi elemento di dubbio, costituendo un’evidente anomalia nella pratica giudiziaria, è da ritenersi appositamente pianificata dall’imputato allo scopo di invocare come principio di difesa proprio l’improbabilità di una simile schiacciante somma di prove contrarie.
Così, Tizio ha tutte le credenziali per parlare di questo argomento, essendone coinvolto vale esattamente tanto quanto Tizio non può essere oggettivo nel parlare di questo argomento, essendone coinvolto.
E via di questo passo.
Ancora una volta, è come ci vengono presentate le cose a far sì che noi le crediamo vere, non che cosa ci viene presentato.

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