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Ode a una giornalaia televisiva

Così disperante.
Questa stronza
brutta come la notte
cattiva come il tempo
quando il tempo è cattivo
questa stronza così nera
questa stronza così brutta
così infelice
così noiosa
così irrisoria
che fa tremare di paura un bambino come quando è notte
così sicura di se
come un bandito nel cuore della notte
questa stronza che faceva paura
agli altri
e li faceva tacere e impallidire
questa stronza tenuta d’occhio
perché la tenevamo d’occhio
braccata, ferita calpestata fatta fuori negata cancellata
perché noi l’abbiamo ferita calpestata fatta fuori negata cancellata
questa stronza tutta intera
ancora viva pur se
bruciata dal sole
questa cosa sempre vecchia
che non è mai cambiata
vera come un cactus
tremante come una civetta.
Possiamo dimenticare
e riaddormentarci,
svegliarci soffrire e invecchiare
addormentarci ancora.
Questa stronza non si muove
testarda come una mula
crudele come la memoria
stupida come i rimpianti
tenera come un carciofo
fredda come il marmo
ci guarda sogghignando
e io l’ascolto tremante.
Ti supplico
resta dove sei
non ti avvicinare
cerca di dimenticarci
non darci un segno di vita.
Nella foresta del ricordo
se sorgi all’improvviso
non tenderci la mano.
Scansaci.

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