Finti democratici
Michela Murgia, una femminarda fanatica, diceva:
Ma l’opposto del Comunismo non è il Fascismo.
L’opposto del Comunismo è la Democrazia.
Essere anticomunisti non significa essere fascisti.
Significa essere democratici.
In realtà, lei usava i termini al contrario, ma, si sa, era una fanatica frustrata e non si rendeva conto di ciò che diceva.
Usava slogan a effetto che facevano presa solo sui suoi seguaci.
Una cosa che ho sempre ammirato di lei è che si autoproclamava “intellettuale erede di Pasolini” e riusciva a mantenere un’aria seria mentre lo diceva.
Quindi, se siete comunisti, è comprensibile che cantiate “bella ciao”, ve ne siete appropriati perché è ciò che fate abitualmente.
Avete sostituito “bandiera rossa” con “bella ciao” per cercare di confondere le acque, come avete sempre fatto.
È normale, conoscete i vostri seguaci: non sono certo dei geni e ingannarli è molto facile.
Pensare che gli altri siano in imbarazzo quando la cantate o applaudite fa parte del vostro indottrinamento, ma in realtà si limitano a compatirvi, proprio come se foste una qualsiasi Michela Murgia che sputa odio in continuazione perché ha avuto una vita difficile e se la prende con qualcuno.
E chi potrebbe essere questo nemico, se non quello che ottant’anni di indottrinamento comunista hanno identificato come “il male assoluto”?
Siete rimasti all’infanzia, non siete mai cresciuti.
Siete come bambini dell’asilo che credono alle favole: il bene contro il male. Ovviamente, voi sareste il bene.
Menti semplici e nulla più.
Ma se siete democratici, intendo democratici veri, non la finta democrazia del mondo occidentale, se siete anticomunisti, fatelo a pieni polmoni: state solo celebrando la Libertà di tutti i popoli del mondo.
Si spacciano per democratici senza aver minimamente capito cosa significa esserlo realmente.
La lettera aperta, che è stata firmata anche dalla canara accogliona, dimostra la sua pochezza mentale in tutto il suo splendore.
Da chi poteva giungere cotanta farneticante ideologia totalitaria se non da Rifognazione Comunista?
“E’ con grande dispiacere che abbiamo appreso della festa di CasaPound Italia Reggio Emilia nei locali della vostra birreria “Divina Commedia”. Sabato 19 gennaio. E’ con lo stesso dispiacere che ci imbattiamo, sempre più spesso, nella sottovalutazione costante di gruppi e realtà di matrice fascista. Non lo diciamo noi ma i diretti interessati, tramite le parole del loro presidente Di Stefano: “Non rinneghiamo il fascismo” (24 febbraio 2018), “nello spirito siamo fascisti” (11 novembre 2017), “i fascisti hanno diritto di fare politica” (26 maggio 2016).
Cari titolari della Divina Commedia, cosa c’è da festeggiare? Perché ospitate un gruppo politico che si ispira e loda il fascismo? In verità una vostra risposta l’abbiamo già ricevuta sui social: “La nostra Birreria è totalmente apolitica ed apartitica, siamo un locale pubblico e come tale accogliamo chiunque, a prescindere da etnia, ideologia politica od orientamento sessuale, purché ci si comporti in modo civile e rispettoso”. E’ una risposta amara perché non prendete in considerazione che in Italia il “rispetto” e “i modi civili” che citate si devono sviluppare all’interno del perimetro democratico e costituzionale. Non dobbiamo certo insegnare niente a nessuno ma è appurato, la Storia ne ha dato prova, che Democrazia e Costituzione non sono compatibili con i valori decantati da CasaPound, cioè l’ideale fascista.
Sempre a proposito di “rispetto” e “modi civili” vogliamo ricordarvi che dal 2011 a febbraio 2016 sono stati arrestate 20 persone tra militanti e simpatizzanti di CasaPound, nello stesso periodo i denunciati sono stati 359.
Cari titolari, se è vero quello che avete scritto, ossia che accogliete chiunque, a prescindere “da etnia, ideologia politica od orientamento sessuale”, sappiate che state ospitando chi, nell’azione politica quotidiana, discrimina in base al colore della pelle, attacca chi professa altre religioni e denigra gli omosessuali.
Cari titolari, vi chiediamo di non affittare od offrire spazi a chi vuole danneggiare la coesione del nostro Paese e della nostra città, una città che si è distinta e ha sacrificato i suoi migliori figli e figlie per contrastare lo stesso fascismo che CasaPound oggi vorrebbe riportare in auge.
Vi chiediamo di non trasformare la vostra birreria, che è la birreria di moltissimi reggiani, in una piccola Hofbräuhaus degli anni ‘20. Grazie”.
Il testo che rappresenta un documento di straordinaria chiarezza ideologica e, al contempo, di preoccupante deriva illiberale. Esso merita una disamina approfondita non tanto per ciò che dice esplicitamente, ma per i meccanismi di pensiero e le conseguenze pratiche che sottintende.
Lungi dall’essere una semplice richiesta di chiarimento, questa lettera aperta si configura come un atto di pressione politica e sociale che, se portato alle sue estreme conseguenze, incarna perfettamente lo spirito che descrive di voler combattere: l’intolleranza e la negazione del pluralismo.
Ecco una disamina dei suoi caratteri profondamente antidemocratici e dittatoriali:
La negazione del pluralismo politico e la definizione del “Nemico assoluto”
Il primo e più grave elemento antidemocratico risiede nella pretesa di stabilire quali opinioni politiche possano essere legittimamente espresse nello spazio pubblico.
- La premessa maggiore: “Democrazia e Costituzione non sono compatibili con i valori decantati da CasaPound”. Questa è un’affermazione che trasforma un’opinione politica (pur ripugnante che possa essere per molti) in un fatto oggettivo e indiscutibile. In una democrazia, sono le leggi, i tribunali e il rispetto della Costituzione a stabilire i confini della legalità, non l’opinione di un gruppo di cittadini o di un comitato.
- La conseguenza: Se un’idea è “incompatibile” con la democrazia, allora chi la professa non ha diritto di cittadinanza politica. Questo è il fondamento di ogni regime totalitario: la riduzione del pluralismo a una dicotomia tra “amici del popolo” (o della democrazia) e “nemici”, che vanno esclusi non per ciò che fanno, ma per ciò che pensano e dicono.
La pretesa di stabilire l’ortodossia e il “Pensiero Unico”
Il testo istituisce un’autorità morale e politica (il “noi” che scrive) che si arroga il diritto di interpretare autenticamente la Costituzione e la Storia.
- L’arbitrio interpretativo: Chi decide cosa è “compatibile” con la Costituzione? In una democrazia liberale, questo è compito della Corte Costituzionale e del Parlamento, non di attivisti. Affermare che la propria interpretazione della storia (es. i “sacrifici dei migliori figli”) debba essere l’unica lente attraverso cui giudicare il presente è un atto di arroganza intellettuale che mira a imporre un pensiero unico.
- La colpa d’opinione: La richiesta ai titolari non si basa su un reato commesso da CasaPound, ma sulle dichiarazioni dei suoi leader. Si chiede di discriminare sulla base delle opinioni espresse, un principio che calpesta la libertà di pensiero sancita dall’articolo 21 della Costituzione. Si instaura il principio per cui esiste un’ortodossia accettabile e un’eresia da bandire.
La pressione intimidatoria e la sostituzione della Legge con il Giudizio della Piazza
La lettera si conclude con un ricatto morale e una minaccia implicita al diritto di proprietà e all’iniziativa economica.
- L’appello alla messa al bando sociale: I firmatari non chiedono allo Stato di applicare la legge (che pure esiste e vieta la ricostituzione del partito fascista, se e quando ci sono gli estremi). Chiedono direttamente ai privati cittadini di farsi censori e di negare un servizio sulla base dell’ideologia.
- La minaccia reputazionale: Paragonare la loro birreria a una “piccola Hofbräuhaus degli anni ‘20” è un’arma di distorsione dell’immagine pubblica. È un modo per dire: “Se ospiterete loro, sarete complici di ciò che rappresentano, e la comunità vi giudicherà e vi isolerà”.
- L’uso strumentale dei dati giudiziari: Vengono citati arresti e denunce (dal 2011 al 2016) come prova della “pericolosità” del gruppo. Anche ammettendo la veridicità dei dati, questa è una forma di processo mediatico e di colpevolezza per associazione. Si equipara il singolo militante denunciato (magari per un reato minore o per cui è stato poi prosciolto) all’intero movimento, chiedendo una condanna preventiva e collettiva. Questo è esattamente l’opposto del principio di legalità e della presunzione di innocenza.
La costruzione di una “Democrazia protetta” gestita dal basso
Il testo invoca implicitamente il concetto di “democrazia protetta”, ma lo fa nel modo più pericoloso: non attraverso gli strumenti dello Stato di diritto, ma attraverso la vigilanza e l’azione diretta della società civile che impone la propria volontà.
- La deriva dittatoriale: In una dittatura, il potere non si limita a perseguitare i nemici politici, ma cerca di cancellare ogni spazio di socialità che non sia allineato. Qui si chiede esattamente questo: di rendere la “birreria di moltissimi reggiani” un luogo “sanitizzato” dal punto di vista politico, dove non sia possibile incontrarsi se non si appartiene alla “comunità dei giusti” così come definita dagli scriventi.
La posizione dei titolari: l’unica veramente democratica
La risposta dei titolari della “Divina Commedia”, citata nel testo, è l’unica baluardo di democrazia in tutta questa vicenda.
Essi affermano il principio fondamentale del liberalismo e della convivenza civile: lo spazio pubblico (e un locale pubblico lo è) deve essere aperto a tutti, a prescindere dall’ideologia, finché ci si comporta in modo civile e rispettoso.
Questo principio, noto come “la legge è uguale per tutti” e “non si discrimina per opinioni politiche”, è la pietra angolare che impedisce alla società di frammentarsi in fazioni in guerra tra loro.
In conclusione, il testo in esame è profondamente antidemocratico perché, paradossalmente, per difendere la democrazia da un pericolo (reale o presunto), ne adotta i metodi peggiori: la negazione del pluralismo, la richiesta di censura, la pressione intimidatoria sui privati e la sostituzione del giudizio della legge con quello della piazza. Il vero spirito totalitario non sta nel difendere un’idea, ma nel tentare di sopprimere con ogni mezzo lo spazio in cui le idee (anche quelle che si detestano) possono essere esposte e confutate civilmente.
Il fanatismo rende stupidi, come se non lo fossero già abbastanza
Fra l’altro, i sottoscrittori di questa fascistissima lettera dimostrano la loro totale ignoranza, non sapendo che il fascismo come ideologia in sé non è reato, ma lo è la tentata ricostituzione del Partito Nazionale Fascista.
“La legge Scelba del 1952, che prende il nome dell’allora ministro dell’Interno Mario Scelba, è la norma con cui in Italia si vieta la ricostituzione del partito fascista e si compone di dieci articoli di cui i primi due vietano la ricostituzione del partito fascista.
Due sentenze della Corte costituzionale chiariscono meglio lo spirito di tale legge.
La prima, del gennaio 1957, restringe l’applicazione dell’articolo 4, depotenziando enormemente il reato di apologia al fascismo. I giudici della Corte hanno stabilito che, per avere una vera e propria apologia al fascismo, non sia sufficiente una “difesa elogiativa” del regime, ma sia necessaria “una esaltazione tale da poter condurre alla riorganizzazione del partito fascista”. Quindi l’apologia è reato solo se funzionale alla riorganizzazione del partito e non è reato se va invece a esaltare o celebrare il fascismo.
Nel dicembre 1958 una seconda sentenza dà un’interpretazione simile anche all’articolo 5, che vieta le manifestazioni fasciste, considerandole reato solo se volte alla ricostruzione del partito fascista.”
Viene anche utilizzato un tipico espediente retorico: una citazione apparentemente colta, ma che non ha alcun reale legame con la lettera delirante.
“Una piccola Hofbräuhaus degli anni ’20”.
Si tratta di un tipico espediente utilizzato per far apparire sensato un palese tentativo di imporre un’ideologia totalitaria, ma ha presa solo sulle menti semplici, su personaggi che sono rimasti bambini e continuano a percepire il mondo come una favola in cui il bene lotta contro il male.
Il loro livello cerebrale non supera i 5/6 anni.
Altra citazione, sempre utilizzando lo stesso trucchetto retorico, è questa:
“Sempre a proposito di ‘rispetto’ e ‘modi civili’, vogliamo ricordarvi che dal 2011 a febbraio 2016 sono state arrestate 20 persone tra militanti e simpatizzanti di CasaPound; nello stesso periodo, i denunciati sono stati 359”.
I sottoscrittori si dimenticano però di dire che il bilancio di arrestati e denunciati, nel corso di 5 anni, è paragonabile a quello di una qualunque manifestazione dei centri sociali.
Una sola manifestazione paragonata ai cinque anni dei loro odiati nemici: chi sono quelli che usano davvero la violenza come lotta politica?
È il tipico strabismo insito nel DNA dei compagni: vedono la violenza solo con l’occhio destro, ma da quello sinistro sono totalmente cecati.


